di Carlo Longo

La Federazione indonesiana nega i visti agli atleti israeliani per i Mondiali di ginnastica di Giacarta. Tra pressioni religiose, tensioni diplomatiche e reazioni internazionali, la decisione riaccende il dibattito sul rapporto tra sport e politica

mondiali  ginnastica israeleAi prossimi Mondiali di ginnastica artistica, in programma a Giacarta dal 19 al 25 ottobre, la delegazione israeliana non potrà partecipare. La notizia, confermata dalla Federazione Ginnastica Indonesiana, è legata al mancato rilascio dei visti da parte del governo locale. Un episodio che arriva a pochi giorni dalla contestata partita di calcio tra Italia e Israele, prevista a Udine per le qualificazioni ai Mondiali.

La decisione politica del governo indonesiano

A spiegare i motivi della scelta è stato il ministro degli Affari Legali, Yusril Ihza Mahendra, che ha parlato di forti pressioni esercitate da gruppi religiosi, dal Consiglio degli Imam e dalle autorità locali di Giacarta. L’Indonesia, che non intrattiene relazioni diplomatiche con Israele, continua a subordinare ogni forma di riconoscimento al rispetto della sovranità palestinese.

Non è la prima volta che il Paese asiatico si trova al centro di un caso simile: nel 2023 la FIFA revocò all’Indonesia l’organizzazione dei Mondiali Under-20 dopo che un governatore regionale aveva rifiutato l’ingresso della squadra israeliana.

La posizione della Federazione Internazionale di Ginnastica

Diversamente da quanto accadde con la FIFA, la Federazione Internazionale di Ginnastica (FIG) non ha condannato la scelta dell’Indonesia. In una nota ufficiale, l’organizzazione ha dichiarato di “apprezzare i dialoghi con il Paese ospitante” e di “riconoscere le difficoltà incontrate nell’organizzazione dell’evento”.

Una posizione che ha diviso l’opinione pubblica internazionale. Da un lato, diversi movimenti pro-palestinesi hanno salutato la decisione come un gesto di solidarietà. Dall’altro, molte voci del mondo sportivo e dei diritti umani hanno espresso preoccupazione per l’ingerenza della politica nello sport, sottolineando il rischio di compromettere il principio dell’autonomia sportiva.

Ripercussioni per gli atleti israeliani

Per i ginnasti israeliani, l’esclusione rappresenta un duro colpo a poche settimane dal via della competizione. Oltre alla delusione personale, la mancata partecipazione priva il movimento ginnico israeliano di un’importante vetrina internazionale e di punti utili per la qualificazione olimpica.

Sul piano etico, il caso riapre un dibattito di lunga data: fino a che punto la politica può influenzare l’attività sportiva? E quali tutele esistono per gli atleti che vengono esclusi da competizioni globali per ragioni estranee al merito sportivo?

Tensione anche in Italia per la partita di calcio con Israele

Mentre infuria la polemica a Giacarta, cresce la tensione anche in Italia per la partita di qualificazione ai Mondiali di calcio tra Italia e Israele, in programma a Udine. La FIGC ha annunciato un contributo economico alla UEFA Foundation for Children, che sostiene diverse ONG attive a Gaza.

La decisione non ha però placato le proteste: i gruppi filo-palestinesi hanno annunciato manifestazioni e contestazioni attorno allo stadio. Secondo alcune fonti, il Mossad dovrebbe affiancare la delegazione israeliana per garantire la sicurezza, mentre l’allerta resta altissima. Non mancano nemmeno le pressioni su UEFA affinché valuti un eventuale intervento sulla partecipazione di Israele alle qualificazioni.

Sport e diplomazia: un equilibrio sempre più fragile

La vicenda dei Mondiali di ginnastica in Indonesia e le tensioni legate alla partita di Udine mostrano quanto lo sport internazionale resti un terreno sensibile, dove si intrecciano diplomazia, ideologia e identità nazionale. In un momento in cui i conflitti globali influenzano anche le competizioni sportive, il confine tra neutralità sportiva e posizione politica appare sempre più difficile da tracciare.

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