di Martina Esposito

In occasione dell’Institutional Breakfast all’Ambasciata del Brasile a Roma, il CEO di Deloitte Italia Fabio Pompei e Andrea Poggi, Head of Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Central Mediterranean, hanno illustrato le opportunità aperte dall’accordo UE-Mercosur per il Sistema Italia, in particolare nella nuova fase di cooperazione economica con il Brasile

L’entrata in applicazione provvisoria dell’accordo UE-Mercosur dal 1° maggio 2026 apre una nuova fase nei rapporti economici tra Europa e Sud America e impone alle imprese italiane di accelerare strategie, investimenti e capacità di posizionamento nei mercati dell’area. È questo il messaggio emerso dal secondo appuntamento dell’Institutional Breakfast promosso da Deloitte, International Strategic Network e Associated Medias presso l’Ambasciata del Brasile a Roma, incontro che ha riunito istituzioni, diplomazia e grandi gruppi industriali per discutere delle opportunità legate al nuovo quadro commerciale tra Italia e Brasile.

Al centro dell’iniziativa il ruolo che Deloitte intende svolgere nel facilitare il dialogo tra settore pubblico e privato e nell’accompagnare il Sistema Italia nella comprensione degli strumenti operativi, regolatori e industriali necessari per sfruttare le opportunità dell’accordo. Ce ne hanno parlato Fabio Pompei, CEO di Deloitte Italia, e Andrea Poggi, Head of Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Central Mediterranean.

Pompei: “Serve favorire il dialogo tra istituzioni e imprese”

“Abbiamo dedicato questo secondo appuntamento dell’Institutional Breakfast all’accordo UE-Mercosur e al Brasile in particolare perché ci troviamo in un momento straordinariamente importante”, ha spiegato Pompei. “Dal 1° maggio è entrata in applicazione provvisoria l’intesa, che cambia in maniera significativa tutto l’ambito dei commerci tra le due aree. Pensiamo a tariffe che oggi arrivano fino al 35% e che verranno progressivamente ridotte o eliminate: questo costituisce un’opportunità straordinaria per il mondo delle imprese italiane”.

Secondo Pompei, tuttavia, la riduzione delle barriere tariffarie rappresenta soltanto una parte del percorso. “L’accordo, però, da solo non è sufficiente. Occorre conoscere il quadro regolatorio e legale del Paese, comprenderne le priorità strategiche e allinearsi a queste. Ed è proprio questa la finalità dell’incontro: favorire il dialogo tra istituzioni e imprese per cogliere questa opportunità, eliminare le varie ostative e dare soprattutto un’accelerazione a quelle che possono essere le iniziative più concrete e di maggiore successo”.

Pompei ha poi sottolineato la centralità strategica del Brasile all’interno del Mercosur e più in generale dell’economia globale. “Bisogna sempre tenere presente che il Brasile è un Paese di dimensioni molto importanti all’interno del Mercosur. È un mercato rilevante ed è anche uno dei Paesi con il più alto tasso di crescita all’interno del G20, quindi presenta potenzialità straordinarie, soprattutto per l’Italia”.

Per il CEO di Deloitte Italia esistono inoltre settori nei quali le imprese italiane possono giocare un ruolo decisivo nella nuova fase di cooperazione industriale. “Penso alla meccanica, all’agritech, alla tecnologia ambientale e all’innovazione industriale. Proprio per questo riteniamo fondamentali momenti di incontro e di interazione come questo tra istituzioni e imprese, che cerchiamo di facilitare mettendo a disposizione il nostro know-how e la nostra esperienza, con l’obiettivo di accelerare questo percorso e fare in modo che il Brasile diventi sempre più un partner strategico per il Sistema Italia”.

Poggi: “L’Italia esporta competenze”

A evidenziare il peso economico del ritardo accumulato negli anni precedenti è stato invece Andrea Poggi. “È molto importante comprendere che la fase in cui stiamo entrando, quella dell’applicazione dell’accordo UE-Mercosur, avvenga con il massimo pragmatismo e con un timing il più accelerato possibile”, ha affermato.

“Le analisi che abbiamo condotto mostrano che il ritardo nella firma e nell’attuazione dell’accordo negli ultimi cinque anni, fino al 2025, ha determinato per l’Europa una perdita significativa: parliamo di oltre 210 miliardi di dollari di export mancato e di più di 290 miliardi di dollari di crescita del PIL non realizzata. E le stime indicano che, se non si procederà rapidamente con l’applicazione dell’accordo, entro la fine dell’anno il mancato contributo alla crescita potrebbe arrivare vicino ai 400 miliardi di dollari”.

Secondo Poggi, l’accelerazione nell’attuazione dell’intesa è quindi necessaria non soltanto per recuperare terreno, ma soprattutto per sfruttare pienamente i benefici economici potenziali. “Entro il 2040 la piena applicazione dell’accordo potrebbe generare oltre 89 miliardi di dollari di crescita del PIL e produrre benefici economici significativi anche per l’Italia. Senza dimenticare che le esportazioni europee, su base annuale, potrebbero aumentare di oltre 57 miliardi di dollari. Sono numeri estremamente rilevanti”.

Per Poggi la chiave sarà la capacità delle imprese italiane di muoversi rapidamente nei comparti dove esiste maggiore complementarità industriale con il Brasile. “L’Italia esporta competenze, capitale umano, capacità industriali e tecnologie avanzate, mentre il Brasile guarda con particolare attenzione agli investimenti europei in comparti strategici”.

Tra gli esempi citati, il settore agricolo occupa una posizione centrale. “Il Brasile dispone di oltre 150 milioni di ettari coltivabili e per aumentare la produttività in modo sostenibile sarà fondamentale il contributo delle tecnologie agritech, un settore in cui l’Italia possiede competenze di eccellenza”. Un secondo ambito riguarda l’energia. “Il Brasile produce già oltre l’88% della propria energia da fonti rinnovabili, ma ha un fabbisogno di investimenti stimato in oltre 575 miliardi di dollari. Questo apre opportunità molto importanti per le imprese italiane attive nelle infrastrutture energetiche e nelle tecnologie per la transizione”.

Infine, Poggi ha richiamato l’attenzione su comparti storicamente centrali per l’export italiano. “La meccanica, la farmaceutica e la chimica sono settori nei quali le esportazioni italiane sono già significative, nonostante dazi che in alcuni casi hanno raggiunto il 35%. La progressiva riduzione delle barriere tariffarie prevista dall’accordo potrà liberare ulteriormente il potenziale dell’export italiano e contribuire allo sviluppo industriale del Brasile in questi settori”.

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